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Villa Glori, nata come Parco della Rimembranza dedicato ai caduti della prima Guerra Mondiale e poi riconsacrato a tutti i caduti romani per la patria, occupa una vasta area che va dal Tevere, all'altezza dell'Acqua Acetosa, fino alle pendici del quartiere Parioli, costeggiando ad est l'Auditorium.
Una serie di viali, i cui nomi ricordano i protagonisti dello scontro del 23 ottobre 1867 tra le truppe pontificie e una settantina di uomini al comando dei fratelli Cairoli, che penetrarono nel territorio pontificio per tentare un atto insurrezionale a Roma. La notte tra il 22 e il 23 si trincerarono in una vigna sul Monte Cacciarello, una collina ai piedi dei Parioli, dove vennero assaliti dagli zuavi pontifici e sopraffatti. Enrico Cairoli cadde, mentre Giovanni Cairoli, gravemente ferito, morì poco dopo. I superstiti raggiunsero Mentana e si unirono a Garibaldi.
La vigna in cui ebbe luogo l'episodio era di proprietà di Vincenzo Glori ed era presidiata da un casale che alla fine del Seicento appariva come un castello che domina l'Acqua Acetosa. Nei secoli successivi il presidio fortificato fu riadattato a casale agricolo.
L'idea di destinare a verde pubblico la collina cominciò a farsi strada con il Piano Regolatore del 1883. Iniziò così l'esproprio dei terreni e nel 1895, fu inaugurata un'antica colonna in marmo di Pietrasanta eretta a commemorazione dei patrioti caduti nel 1867.
Tuttavia non fu intrapreso nessun lavoro di sistemazione a giardino e le aree furono affittate ad uso agricolo. Più tardi, il Comune, rientrato in possesso già nel 1905 di parte del parco, stabilì, con delibera del 23 ottobre 1923, di trasformare l'area in Parco della Rimembranza dedicato ai caduti della Grande Guerra.
Il progetto del nuovo parco fu affidato a Raffaele de Vico, architetto del Servizio Giardini, che operò in pochissimo tempo: in soli otto mesi creò un gradevole giardino nel quale passeggiare tra pini, lecci, querce, lauri, aceri, cedri, ippocastani ed ulivi, tutti puntigliosamente allineati a filari. Il parco fu inaugurato il 18 maggio 1924.
Nel 1929 fu avviata la costruzione di tre padiglioni in legno, destinati ad ospitare una colonia estiva che, per la salubrità del luogo, era riservata ai bambini dalla salute precaria.
Attualmente il complesso della colonia estiva, noto in passato come Dispensario Marchiafava ospita la casa/famiglia della Caritas, istituita per l'assistenza alle persone con Aids.
Nel 1997, su ideazione della critica d'arte Daniela Fonti, il Comune di Roma ha promosso la costituzione di un parco di scultura contemporanea con un'iniziativa di esposizione permanente intitolata Varcare la soglia, che voleva suggerire la possibilità di sperimentare l'integrazione tra arte e natura, tra luogo della sofferenza e luogo della ricreazione e del riposo.
Sono state così collocate opere di Dompè, Mattiacci, Mochetti, Caruso, Castagna, Kounellis, Nunzio e Staccioli, che si inseriscono tra i pini e gli spazi aperti della villa, fino a condurre il visitatore a varcare la soglia ed entrare nel recinto della struttura di assistenza.
Il nucleo originario è stato ulteriormente ampliato nel 2000 con la realizzazione della Porta del Sole, di Giuseppe Uncini, e l'Uomo erba, di Paolo Canevari.
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