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PIAZZA NAVONA
In ogni paese o città c’è una piazza principale. A Roma, dove le piazze “principali” sono tante, ce n’è una che per la sua bellezza è diventata il punto d’incontro e di riferimento più famoso sia per i turisti che per i romani: piazza Navona. Secondo il Belli, che le dedicò vari sonetti, cuesta nun è una piazza, è una campaggna,un treàto, una fiera, un ‘allegria.
In origine, però, in quest’area c’era uno stadio, fatto costruire dall’imperatore Domiziano, dove si svolgevano gare di atletica e corse di cavalli. Era uno stadio molto grande, esattamente delle dimensioni della piazza, che poteva contenere fino a trentamila spettatori. Con il passare dei secoli lo stadio, seguendo il destino dell’impero romano, andò in rovina.
Nel Medioevo sui resti delle gradinate sorsero case e torri che nei tempi successivi, in una secolare vicenda di demolizioni e ricostruzioni, si trasformarono nei palazzi e nelle chiese rinascimentali e barocche che oggi fanno da cornice alla piazza. Sotto i palazzi e le chiese ci sono però ancora gli antichi muri e possiamo vederne un esempio in piazza di Tor Sanguigna, sotto il palazzo dell’INA.
Con il passare del tempo l’aspetto del luogo è cambiato, ma è rimasta immutata la sua funzione di punto d’incontro per la gente di ogni tipo che, per un motivo o per un altro, ne ha sempre animato lo spazio. Dopo i giochi e le gare dell’antichità vi si svolsero le giostre, le corse e le feste dei tempi successivi. Per moltissimi anni qui si tenne un grande mercato dove si vendeva di tutto: cibarie ed erbaggi di ogni genere, panni e libri usati, oggetti di rame e ferri vecchi. Il mercato era animato da cantastorie, teatranti e ciarlatani.
Fino alla prima metà dell’Ottocento ci furono le feste di carnevale con l’albero della cuccagna, e poi quelle dell’estate, quando il sabato e la domenica si allagava la piazza, che allora aveva il pavimento a conca, facendo traboccare le fontane. Carrozze e cavalli di principi e cardinali solcavano il lago improvvisato sollevando grandi spruzzi, inseguiti da ragazzini vocianti che approfittavano dell’occasione per fare un bagno; il tutto tra le grida eccitate del pubblico che affollava le gradi- nate delle chiese e le logge delle case. In seguito, trasferito il mercato a Campo de’ Fiori, vi si svolse la fiera della Befana, festosa usanza che dura tuttora.
Diamo uno sguardo agli edifici che circondano la piazza. In particolare risalto è il bel palazzo Pamphilj che papa Innocenzo X regalò alla cognata Olimpia Maidalchini chiamata, per il suo caratterino, la “Pimpaccia di piazza Navona”. Di fianco al palazzo c’è la stupenda Chiesa di S. Agnese, opera del Borromini, e di fronte a questa la Fontana dei Fiumi del Bernini.
Nella piazza ci sono altre due fontane, quella del Nettuno e quella del Moro, ma la fontana dei Fiumi è il perno intorno a cui sembra girare tutto il mondo. Dal centro della grande vasca rotonda piena d’acqua emerge una scogliera di travertino circondata da quattro statue gigantesche che rappresentano i maggiori fiumi allora conosciuti: il Nilo per l’Africa, con la testa velata, il Gange per l’Asia, con un remo in mano, il Danubio per l’Europa, chissà perché con un leone accanto, e infine il Rio della Plata, raffigurato da un moro che rappresenta l’America.
Dalle grotte che si aprono nella scogliera escono animali e mostri fantastici. Se riuscite ad individuarli, ne conterete dieci: un cavallo, un serpente di mare, un serpente di terra, un coccodrillo, un delfino, un leone, un dragone, e ancora due delfini e una colomba sullo stemma. In equilibrio sopra la scogliera, che internamente è cava, torreggia con tutto il suo peso un obelisco del tempo di Domiziano. E dagli anfratti zampillano a ventaglio getti di acqua Vergine che vengono sparsi tutto intorno dal ponentino in miriadi di goccioline.
La Fontana dei Fiumi e l’antistante chiesa di 5. Agnese diedero spunto a una serie di divertite polemiche dettate dalla rivalità esistente tra i due autori, il Bernini e il Borromini. I simpatizzanti del Bernini dicevano per esempio che il Rio della Plata alza il braccio per ripararsi dal probabile crollo della chiesa; i seguaci del Borromini rispondevano che 5. Agnese, raffigurata alla base del campanile di destra, rassicura invece con un gesto che non c’è alcun pericolo. E ancora: gli uni sostenevano che il Nilo si copre il capo per non vedere la facciata della chiesa, mentre gli altri replicavano che la testa velata allude più semplicemente al mistero delle sorgenti del fiume.
Si racconta che in una delle schermaglie intervenne il Bernini in persona che, in risposta alle insinuazioni sul precario equilibrio dell’obelisco, “assicurò” quest’ultimo alle case circostanti legandolo con quattro cordicelle. Ma, anche se divertenti, queste storie non hanno fondamento: la chiesa infatti fu costruita dopo la fontana!
A proposito di storielle ricordiamo un altro aneddoto tra i tanti inventati su questo luogo famoso. Si racconta che un giorno un cicerone romano, seccato dall’alterigia di un turista straniero che di fronte ad ogni bellezza di Roma sosteneva che al suo paese c’era di meglio, pensò di dare una lezione al forestiero. Lo condusse in un’osteria di piazza Navona facendolo però entrare dall’ingresso posteriore e poi, dopo che ebbero bevuto, lo fece uscire dalla porta che dava sulla piazza. Lo straniero, guardandosi intorno, chiese alla sua guida che posto fosse mai quello, ed il cicerone rispose con tono indifferente: “Oh, è soltanto il cortile dell’osteria!”
Fonte – Scoprire Roma
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