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Intanto l’aria di casa si arricchiva sempre più dei profumi provenienti dalla cucina, dove, mentre sui fornelli borbottava l’umido di carne nuotando nel pomodoro, dentro il forno arrostiva senza fretta un bel cosciotto di capretto, contornato da tante patatine intinte nell’olio insieme a tocchetti d’aglio e al rosmarino. In un altro tegame e su un fornello tutto per sé il brodo pasquale seguiva il suo destino sul fuoco moderato per raggiungere una cottura giusta. Ciascuno per proprio conto e nei rispettivi tegami, brontolavano pure l’abbacchio brodettato e la coratella (sfizi deliziosi da non emarginare). Praticamente il menu del pranzo è tutto qui, con un posto naturalmente da riservare ai carciofi cimaroli romaneschi» cotti alla romana o, ancora meglio, alla giudia. Proviamo a riordinare quanto è stato proposto: antipasto all’italiana; brodetto pasquale; fettuccine all’uovo con sugo di umido e parmigiano grattugiato; umido con carciofi o funghi trifolati; carne del brodetto pasquale con contorno di cicoria ripassata in padella e con aglio, olio e peperoncino; capretto arrosto con patatine; abbacchio brodettato; coratella di abbacchio con o senza carciofi; puntarelle con la salsa, pizza ricresciuta,o zuppa inglese, o colomba pasquale; frutta fresca di stagione; caffè con lo schizzo; digestivi e liquori. Quello che avanza del pranzo, ammesso che avanzi, è bene conservarlo con cura per infagottarlo e goderselo, tempo permettendo, l’indomani, giorno di Pasquetta, all’ aria aperta della campagna romana o in una pineta vicino al mare, oppure in una «frasca» che ancora non s’è montata la testa facendosi chiamare «hostaria».

