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Data inserimento: 17/05/2006 10.38.16

Roma: la repressione non ferma la lotte sociali

Il movimento di lotta per la casa sotto accusa per associazione a delinquere denuncia l'alleanza fra la magistratura e i poteri forti.


Doveva iniziare ieri 15 maggio il processo contro 12 attivisti di Action (Agenzia Comunitaria Diritti), accusati di associazione a delinquere finalizzata all'occupazione di stabili di proprietà privata, ma il rinvio al 12 giugno deciso dai giudici per un vizio di forma ha spostato altrove l'attenzione. All'accusa Action ha infatti ribattuto che la vera associazione per delinquere nella città di Roma è costituita da tutti quei faccendieri, immobiliaristi e banchieri che in questi anni hanno prodotto un incommensurabile rialzo del prezzo degli immobili e degli affitti, arricchendosi indebitamente ai danni di decine di migliaia di famiglie che oggi vedono compromesso il loro diritto all'abitare. Per questo la mattina del 15 Maggio centinaia di sfrattati e senza casa hanno occupato simbolicamente una delle proprietà più pregiate di Ricucci, a pochi passi da piazza del Popolo, chiedendone l'immediata requisizione a titolo di risarcimento per la città. Il “Museo della speculazione”, come lo hanno battezzato i dimostranti, avrebbe dovuto ospitare la sede della Magiste, gruppo che fa capo all'immobiliarista romano Stefano Ricucci e che sembra oramai prossima al fallimento. “Stiamo indagando tutte le procedure formali per costituirci parte lesa a partire dal processo contro Ricucci- dicono gli attivisti di Action- vogliamo che il guadagno indebito acquisito dai Ricucci Coppola, Statuto, Caltagirone, Billè venga restituito alle amministrazioni e riutilizzato per l'emergenza abitativa”. Action ha proposto una politica dell'abitare a Roma fondata su una nuova idea di canone sociale, il rilancio dell'edilizia pubblica a cominciare dal riutilizzo del patrimonio abbandonato, la destinazione a case popolari di un'alta percentuale del nuovo da costruire, ma di fronte all'immobilismo dei poteri pubblici ha continuato a occupare, rivestendo un ruolo di “assessorato ombra”, perché questa rimane ancora oggi l'unica soluzione abitativa per migliaia di famiglie. A un anno dall'approvazione della delibera programmatica 110/05 del comune di Roma sulle politiche abitative, non si è ancora fatto nulla per bloccare gli sfratti e garantire il passaggio da casa a casa. “Un movimento sociale di difesa dei diritti fondamentali non potrà mai essere considerato un'associazione a delinquere- continuano- perché non sarà la repressione ad arrestare le lotte, ma solo le risposte politiche”.
 
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