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Le riproduzioni dello scenario della nascita di Gesù, tratte dai racconti evangelici di Luca e Matteo, hanno un’origine molto antica, che risale addirittura alle origini stesse del Cristianesimo. Già le prime comunità paleocristiane, infatti, rappresentavano l’evento con affreschi e bassorilievi di sorta. Un numero importante di queste forme d’arte sacra è stato rinvenuto nelle catacombe romane. Queste prime raffigurazioni iconografiche si sono evolute nel corso degli anni fino a fissare il tipo di figure e di personaggi che occupano un ruolo simbolico centrale accanto alla famiglia sacra (Re Magi, gli angeli, il bue, l’asinello). Un prezioso presepe medievale, ancora conservato, è quello scolpito dal celebre artista di origine toscana Arnolfo di Cambio. Fu ideato nel 1283 per Papa Onofrio IV e custodito nella Chiesa di S. Maria Maggiore a Roma. Solo cinque di quelle statue possono ancora essere ammirate. Da quel momento esplose la tradizione del presepe, e non solo nella penisola, ma in tutto il panorama cristiano europeo. L’usanza divenne così estesa che in breve tempo moltissime altre chiese la adottarono, servendosi di materiali di ogni tipo: gesso, legno, cartapesta. Ogni comunità ecclesiastica ne costruiva uno proprio. E le scenografie vennero ornate con oro e argento, i colori più adatti alla sacralità dell’evento, e pietre preziose di ogni sorta. Il termine trae origine dal latino praesepium, che significa “mangiatoia” e, per accrescimento, “grotta”. Per arrivare al presepe così estensivo per dimensioni sceniche, come noi lo conosciamo, bisogna attendere il Medioevo, con le sacre rappresentazioni dalle finalità didattiche messe in atto per i fedeli accorsi davanti alle chiese. Ma è a San Francesco d’Assisi che dobbiamo ir nostro modo di intenderlo, visto che fu proprio lui a decidere di ricreare la prima Natività così come era dettagliatamente descritta nella Bibbia, nel 1224. Lo scenario che San Francesco creò nel paese di Greccio era quasi vivo: realizzato con figure scolpite, fieno e animali veri. li messaggio era diretto, carico di simboli e facilmente recepibile da persone di ogni estrazione sociale. La popolarità di questo presepe crebbe su scala mondiale in brevissimo tempo. Nel periodo tra il ‘600 e l’800 vennero fissate le norme “estetiche” della realizzazione dei presepi condivise fino ai nostri giorni. Roma e Napoli, nello specifico, furono i due principali focolai di diffusione. Nella capitale, le famiglie più prestigiose arrivavano addirittura a competere tra loro per chi presentasse i presepi più maestosi, realizzati nella città o nella campagna limitrofa, aprendoli al pubblico. Erano motivo di vanto. Anche le famiglie nobili napoletane portarono avanti “competizioni” di questo tipo. Ma nella città partenopea nacque, parallelamente, una fiorente tradizione popolare e artigiana che portò all’inserimento di elementi laici e legati all’attualità storica nella rappresentazione della Natività. Questo primo connubio di generi, tra sacro e profano, diede lo slancio definitivo per lo sviluppo delle fantasie visive, oltre che paesaggistiche, che si respirano nei presepi moderni
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