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La leggendaria figura del nostro vecchietto col barbone e col pancione ha origini religiose e deriva dalla devozione ad un grande santo, San Nicola, molto venerato soprattutto nei secoli scorsi. Una leggenda narra che, nella sua città d’origine, in Licia, in Medio Oriente, vicino alle coste dell’attuale Turchia, vi fosse una famiglia particolarmente povera che non poteva permettersi la dote per le tre figlie. Nicola, che fu anche Vescovo di Mira, e persona dalla generosità storicamente riconosciuta, decise di aiutarla, ma scegliendo di rimanere nell’anonimato. Così, quando la figlia maggiore raggiunse l’età da matrimonio, Nicola, la sera della vigilia di Natale, lanciò nella loro casa una sacca piena d’oro direttamente dal camino, da dove cadde in una scarpa o in una calza messa lì ad asciugare. Questa storia compare persino nel Purgatorio di Dante (XX, 31-33). Da questo episodio ebbe origine l’usanza di mettere una calza o una scarpa sul davanzale della finestra o accanto al camino di casa, per accogliere i doni. Nel XVI secolo, dopo la Riforma protestante, alcuni santi vennero “declassati” e anche san Nicola fu dimenticato per un bel po’ di tempo. Tuttavia, si sentiva la necessità di una figura che incarnasse il ruolo di “elargitore” di doni di Natale. In Germania, si attribuiva simbolicamente il rituale dello scambio di doni a Gesù Bambino o agli Angeli. In Inghilterra, un simpatico vecchio personaggio dei giochi dei bambini, noto come Father Christmas (Babbo Natale), si assunse il compito di regalare doni ai bambini, diventando nel tempo la tradizionale figura associata al Natale stesso. Negli Stati Uniti egli aveva il nome di “Kris Kringle”. Furono i primi pionieri olandesi sbarcati successivamente nel nuovo continente a diffondere, insieme ad altre tracce di folklore, la devozione a San Nicola, il cui nome si trasformò in St. Nikolaus, protettore dei bambini, successivamente abbreviato in Santa Claus. Ma la riesplosione di questo personaggio a noi così caro avvenne agli inizi del Novecento proprio negli Usa, e in particolare grazie a Thomas Nast, disegnatore pubblicitario incaricato di realizzare la campagna promozionale natalizia della Coca Cola, negli anni successivi alla grande crisi del ‘29. Trovata geniale in quel clima di depressione, quella di ridisegnare il look di un santo tanto venerato, trasformando la figura ascetica del Vescovo con il manto e la mitria in quella di un vecchietto sorridente e paffutello, con la barba bianca, il mantello e il cappuccio rossi. Questo favori le vendite della bibita e fece sbarcare 5. Nicola in tutto il resto del mondo.
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